Nero d’Avola: il principe dei vitigni siciliani

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Tra il calore del sole e qualche acquazzone, le vigne di uve Nero d’Avola crescono rigogliose in quel di Sicilia.

Il Nero d’Avola, vitigno autoctono a bacca rossa, è stato introdotto ai tempi della colonizzazione greca. Il nome dovrebbe derivare dall’erronea traduzione del siciliano “calaurisi”, risultato dall’unione delle parole “calea” ovvero uva e “aulisi” di Avola – paese in provincia di Siracusa.

Per secoli, il Nero d’Avola è stato di fondamentale importanza nella produzione di molti vini siciliani primeggiando, però, come vino da taglio. Alla fine dell’ 800 i vini rossi da uve Nero d’Avola erano molto richiesti e apprezzati dai commercianti francesi che li usavano per dar corpo ai propri vini. Oggi l’uva Nero d’Avola è diffusa in tutto il territorio siciliano con 12.000 ettari di terreno dedicati a questa varietà.

La pianta si presenta vigorosa con foglia medio-grande, intera o trilobata, di forma cuneiforme pentagonale. Il suo grappolo ha una dimensione medio-grande, cilindrico con buccia pruinosa di colore blu-nero. Il vitigno è coltivato principalmente ad alberello o a spalliera e produce uve con un’alta gradazione zuccherina che consentono di arrivare ad oltre 15° alcolici.

I vini Nero d’Avola sono ricchi di personalità, di colore rosso rubino carico, elevato corredo aromatico con note fruttate, floreali e speziate, ottima struttura gustativa, tannica e corposa. Ha un’equilibrata acidità e morbidezza, armonica nel complesso.

La vinificazione in purezza ne fa uno dei più grandi vini rossi italiani: grazie al suo carattere possente è adatto all’affinamento in legni pregiati.

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