Degustare in compagnia, il piacere del vino si scopre grazie all’ONAV

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Sentiamo dire spesso, quasi come un mantra, che bere vino sia uno dei massimi piaceri della vita.

Difficilmente in Italia o in Francia, due dei massimi produttori mondiali, qualcuno avrebbe mai il coraggio di smentire una simile affermazione; eppure, fidatevi, probabilmente solo una piccola percentuale di persone ha veramente degustato un calice di vino vivendone appieno tutte le sensazioni, godendosi il bouquet dei profumi o l’esplosione di gusto che avviene a contatto con la lingua. Tutti gli altri, forse, il vino lo hanno semplicemente bevuto.

Arrivati ormai alla lezione n. 10 (su un totale di 18 più l’esame finale) del corso per assaggiatori di vino di primo livello ONAV, pur essendo ancora ben lontani dalla totale padronanza dei nostri sensi, abbiamo cominciato a varcare quel confine immaginario esistente tra chi apprezza il vino non riuscendo però a capirne il motivo e chi, invece, inizia a comprendere il grande lavoro che ogni bottiglia, ogni cantina ha alle spalle per riuscire a presentare al pubblico il proprio prodotto, individuando grazie ad un costante allenamento dei sensi tutte le peculiarità di ogni calice servito.

Ma al di là della pur fondamentale parte teorico-pratica del corso, l’appuntamento serale con ONAV diventa quasi, viste le ore passate insieme ad allievi e “professori”, una scusa per rivedersi con la comitiva di amici di tutte le età, accomunati da una grande passione e con i quali confrontarsi e discutere di quella bottiglie, quelle sensazioni, quei sapori.

La scheda di valutazione dei vini ONAV

Una vera e propria classe, a volte anche “discola”, ma sempre disponibile ad apprendere qualcosa di nuovo su questa bevanda che poi è soprattutto un alimento, vivo e dinamico, in grado anche da un semplice sorso di svelare le caratteristiche di un territorio, identificandolo con chiarezza.

Il vino è dunque una delle eccellenze italiane più diffuse e famose al mondo ma, come ogni cosa, deve saper essere apprezzata. E’ per questo che il corso per degustatori dell’ONAV non solo diventa un passo necessario per chi, come chi scrive, del raccontare l’enogastronomia ne ha fatto un lavoro, ma dovrebbe far parte del percorso formativo di base per le nuove generazioni. In questo modo anche i giovani potrebbero capire per tempo la differenza tra bere alcol e sentire un vino, conoscerebbero uno dei motivi per i quali è bello essere italiani ma, soprattutto, eviterebbero in futuro di ingurgitare schifezze e cocktail dalla dubbia provenienza, vista l’alta aspettativa che un palato da degustatore pretende.

Approviamo dunque la proposta del senatore Stefàno (SEL) che immagina almeno un’ora alla settimana di “cultura enologica” nelle scuole primarie e secondarie; anzi, noi ci spingiamo oltre, proponendo dei laboratori di degustazione per gli studenti dell’ultimo anno delle superiori con almeno 18 anni compiuti. Laboratori che possono cominciare ben prima (ad esempio a 16 anni) per conoscere e degustare altre eccellenze italiane, prodotti genuini utili nella lotta contro il junk food, il cibo da fast food e l’obesità come il pane, l’olio d’oliva, i formaggi, i presidi Slow Food in genere e tanto altro.

Non crediamo sarà semplice ma il nostro compito, in qualità di informatori, è anche quello di stimolare i governanti; cercheremo, per quanto possibile, di adempiere a questa importante missione.

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Direttore responsabile di Gusto News

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