Albicocca di Galàtone, principio d’estate

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L’Albicocca di Galàtone, cultivar salentina rara e preziosa, segna davvero il principiare dell’estate, il tempo della raccolta avviene proprio durante le prime due settimane di giugno, e non dobbiamo stupirci che sia diventata presidio Slow Food.

Il presidio dell’Albicocca di Galàtone nasce nell’ambito delle attività della Fondazione Slow Food per la biodiversità Onlus ed è motivato dalla difficile reperibilità di questo frutto le cui caratteristiche peculiari sono, da una parte, l’estrema delicatezza nei confronti della manipolazione industriale, tanto che è difficile trasportarla al di fuori del suo territorio di elezione, nel quale viene coltivata da millenni, dall’altra una longevità quasi epica, poiché fruttifica oltre i cinquant’anni, contro la classica produttività di albicocche molto più frequenti sulle nostre tavole (circa sette anni), ma entra in produzione nel giro di cinque anni.

La coltivazione dell’Albicocca di Galàtone nella zona del Salento è attribuita alla presenza dei templari in epoca medioevale e questa convinzione non si discosta granché dalla verità, poiché gli albicocchi provengono proprio dai territori armeni e dalle zone del vicino Medio Oriente, luoghi dai quali vennero esportati nella nostra penisola esattamente durante il basso Medioevo e i templari divennero in quel periodo un ordine monastico dedito anche all’agricoltura. La verità è, però, che questo albero da frutto, chiamato appunto Prunus Armeniaca perché i romani lo credevano realmente originario dell’Armenia, ha origini geografiche ancora più lontane: gli alberi di albicocco sono, infatti, originari della Cina, dove crescono spontanei già da quattromila anni.

L’area di produzione dell’Albicocca di Galàtone è molto ristretta e insiste sui comuni di Galàtone, Nardò, Seclì e Sannicola, tutti in provincia di Lecce, l’obbiettivo di Slow Food è incentivare il reimpianto degli alberi e accrescerne la produzione in modo tale da arrivare a soddisfare un fabbisogno meno legato al semplice consumo familiare.

Le qualità del frutto sono il profumo intenso, la grande dolcezza e la buccia morbida; inoltre, gli alberi non hanno bisogno di essere trattati in maniera massiva con gli antiparassitari, data la loro eccezionale resistenza. Il frutto, detto anche Arnacocchia di Galàtone, è una drupa delle dimensioni di una noce, fra il giallo chiaro e sfumature di rosa, verso il peduncolo appare screziato, tanto che si racconta che gli anziani dicessero ai bambini che “li pitta San Luca”, li dipinge San Luca.

L’Albicocca di Galàtone ama i terreni poco profondi e calcarei e, tradizionalmente, il suo portinnesto è il mandorlo amaro. Succosa fin quasi a sciogliersi in bocca, la immaginiamo appena raccolta, sotto il sole caldo e vivido del giugno salentino che ne esalta il profumo e diventa una suggestione d’estate indimenticabile. A maggior ragione perché Galàtone si situa a pochi chilometri dalle famose coste salentine e dalle brillanti e trasparenti acque dello Ionio, abbracciato da un lato da Porto Cesareo e dall’altro da Gallipoli, in un’ampia ansa che accoglie anche il Parco Naturale di Porto Selvaggio.

Il referente dei produttori del Presidio, Luciano Erroi, che è anche produttore attento e amorevole, riferisce che per il 2016 la produzione sarà esigua a causa degli eventi climatici. I produttori contano comunque di poter portare sul mercato locale piccole quantità di frutti freschi, di confetture pregiate e, se possibile, di gelati e sorbetti.

“Oggne e bbène da la tèrre vène”

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Scienze, tecnologia, alimentazione, content marketing e social media sono le mie passioni. Suggestioni e progetti il mio motto. La cultura digitale non è tutto, ma la punteggiatura corretta è fondamentale. Se volete davvero commuovermi mostratemi un'astronave sullo sfondo degli anelli di Saturno o una burrata fresca di caseificio; non necessariamente in quest'ordine.

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