Pomodorino del Piennolo del Vesuvio, passione DOP

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pomodorino del piennolo del vesuvio

Una DOP davvero unica: ecco il Pomodorino del Piennolo del Vesuvio che deve la sua unicità all’essere commercializzato sia allo stato fresco che conservato “al piennolo” per tutto il periodo invernale, fino alla primavera successiva.

Una particolarità geografica della regione Campania è il suo essere prevalentemente collinare, il 50,8% del suolo, e in second’ordine, montuosa per un 34,6%. Una regione del Sud dell’Italia, dal clima mite per gran parte dell’anno, nelle zone costiere confinanti con il Mar Tirreno, e dal clima rigido, soprattutto in inverno, nelle zone montuose come l’Irpinia che è parte della dorsale appenninica. La Campania presenta sei importanti centri vulcanici che nel corso della storia hanno determinato la morfologia del territorio e le particolari produzioni agroalimentari, il Pomodorino del Piennolo del Vesuvio ne è un esempio lampante.

Allo stato fresco, le cultivar o ecotipi locali del pomodorino sono molto antichi, frutti di forma ovale o leggermente pruniforme con apice appuntito e frequente costolatura della parte peduncolare, buccia spessa di colore rosso vermiglio, pezzatura non superiore a 25 g, polpa di consistenza elevata e di colore rosso, sapore vivace intenso e dolce-acidulo; conservati al piennolo, invece, presentano colore della buccia rosso scuro, polpa di buona consistenza di colore rosso, sapore intenso e vivace. Il disciplinare vuole che il peso del piennolo oscilli fra 1 e 5 chilogrammi.

La zona di coltivazione è quella delle pendici del Vesuvio, che genera uno dei suoli più fertili d’Italia: il vulcano toglie tanto e altrettanto restituisce, in questo caso in elevata consistenza della buccia, forza di attaccatura al peduncolo, alta concentrazione di zuccheri, acidi e altri solidi solubili che favoriscono la lunga conservazione del Pomodorino del Piennolo del Vesuvio durante la quale nessuna delle sue qualità organolettiche risulta alterata.

La morfologia dei suoli, quindi, è quella tipica che si riscontra lungo le pendici del cono vesuviano ed è caratterizzata da tessitura sabbiosa, che rende i terreni molto sciolti e drenati. I suoli hanno mediamente una reazione neutra o sub-alcalina ed una buona dotazione in macro e microelementi assimilabili, collocati lungo le pendici acclivi del complesso vulcanico, sono stati oggetto di terrazzamenti ed hanno una giacitura pianeggiante o leggermente acclive. Il clima, nel corso della stagione colturale, è prevalentemente asciutto, con discreta ventosità elevate temperature massime, ampie escursioni termiche fra notte e giorno ed elevati livelli di insolazione. Ciò contribuisce ad un naturale controllo delle malattie parassitarie, in particolare di quelle crittogamiche.”.

Ma cos’è il piennolo? È una antica tecnica per legare fra di loro alcuni grappoli o “schiocche” di pomodorini maturi, tanto da formare un grande grappolo che viene poi sospeso in locali aerati, i quali assicurano una perfetta conservazione fino al termine dell’inverno. Nel corso della maturazione i pomodorini assumono un sapore più intenso e possono essere usati sia crudi che cotti. Il sistema di conservazione al “piennolo” favorisce una lenta maturazione, ma una lunga conservazione, tali che il prodotto è sempre come appena colto, tranne che per la perdita del turgore della buccia.

Altra nota importante è che la coltivazione peculiare del Pomodorino del Piennolo del Vesuvio può essere definita a ragione a basso impatto ambientale poiché il ricorso alle acque di irrigazione è esiguo e il sapore del prodotto è uno dono dei ricchi acidi organici che caratterizzano il suolo vulcanico. La conservazione in piennolo altrimenti detta in serti, eseguita con un filo di fibra vegetale, è tipica di certe regioni meridionali, tanto che in Puglia, un altro pomodorino tipico, legato in modo simile al piennolo, viene chiamato proprio pomodoro ‘nzert per le modalità in cui viene commercializzato da lungo tempo; ma questa è un’altra storia.

A proposito di storia, già nella seconda metà dell’Ottocento, il Pomodorino del Piennolo del Vesuvio appare nei documenti dedicati ai prodotti agroalimentari campani e nel 1902, Francesco De Rosa, professore della Reale Scuola di Agricoltura in Portici, ne descrive in modo esaustivo le tecniche di coltivazione, produzione e conservazione anticipando di un secolo il disciplinare DOP.

Le zone di produzione certificate sono i territori dei seguenti comuni della provincia di Napoli: Boscoreale, Boscotrecase, Cercola, Ercolano, Massa Di Somma, Ottaviano, Pollena Trocchia, Portici, Sant’Anastasia, San Giorgio a Cremano, San Giuseppe Vesuviano, San Sebastiano al Vesuvio, Somma Vesuviana, Terzigno, Torre Annunziata, Torre del Greco, Trecase, la parte del territorio del comune di Nola delimitata perimetralmente dalla strada provinciale Piazzola di Nola – Rione Trieste (per il tratto che va sotto il nome di “Costantinopoli”), dal “Lagno Rosario”, dal limite del comune di Ottaviano e dal limite del comune di Somma Vesuviana.

La certificazione Denominazione di Origine Protetta è arrivata nel 2009, con regolamento UE n°1238 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 17 dicembre 2009. secondo il disciplinare “durante le fasi di conservazione, sia per il prodotto al piennolo che per quello in imballaggi, non deve essere effettuato alcun trattamento chimico. Possono essere usati unicamente sistemi fisici per la miglior protezione del prodotto e che non siano in grado di alterarne le caratteristiche, quali: retine contro gli insetti ed apparecchi ad ultrasuoni. La conservabilità dei piennoli non ha una durata definita ed è ancorata al permanere delle buone caratteristiche di aspetto ed organolettiche del prodotto.”.

Per i buongustai di ogni dove, ma soprattutto al di fuori della Campania, va detto che il Pomodorino del Piennolo del Vesuvio viene commercializzato anche in agili conserve, fra queste e’ pacchetelle costituiscono la conserva tradizionale, sono i pomodorini spaccati a metà, ma si possono trovare anche le marmellate e le passate.

A cuoppo cupo poco pepe cape.

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Scienze, tecnologia, alimentazione, content marketing e social media sono le mie passioni. Suggestioni e progetti il mio motto. La cultura digitale non è tutto, ma la punteggiatura corretta è fondamentale. Se volete davvero commuovermi mostratemi un'astronave sullo sfondo degli anelli di Saturno o una burrata fresca di caseificio; non necessariamente in quest'ordine.

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