Metti una sera a cena alla Lanterna Bianca, nella città dei sofisti

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Lentini, l’antica Leontinoi, è nota per essere la città natale di Gorgia, grande esponente dei sofisti.

Il dono della parola e della “chiacchiera”, intesa come bonaria capacità di intrattenere amici e commensali, è certamente rimasto agli attuali abitanti della ridente cittadina del siracusano, famosa anche per essere parte del triangolo delle arance di qualità di Sicilia insieme a Carlentini e Francofonte.

L'immagine può contenere: bevanda, tabella e spazio al chiuso

Eccezione che conferma la regola è però Sergio Ossino, chef e titolare della Lanterna Bianca, il locale che domenica 30 aprile ha ospitato la speciale cena con degustazione dei rinomati vini della cantina Feudo Ramaddini “Bianco, rosso e Ramaddini”. Alla chiacchiera e alle luci della ribalta infatti Sergio preferisce la tranquillità della propria cucina anche se, nel corso della serata, ha dato il meglio di sé introducendo e spiegando con lucidità e chiarezza tutte le portate presentate.

L’eleganza sobria della Lanterna Bianca accoglie i commensali in un clima familiare, quasi di amicizia “storica”, dove la formalità cede il passo all’immediatezza e alla sostanza.

Il menu, completamente a base di pesce, è una creazione di Sergio e contempla alcuni dei pezzi forte del locale, veri best seller della clientela abitudinaria.

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Si comincia con la tempura di tentacoli di polpo su crema di patate e curcuma, servita con germogli di ravanelli e aglio. Una frittura perfetta, asciutta e croccante che racchiude la sorpresa del polpo sodo ma non gommoso, adagiato su un letto di crema di patate all’apparenza insipida ma “spinta” in avanti dall’accostamento con i germogli, assolutamente obbligatorio. Il grillo “Nassa” di Ramaddini scelto da Alessandra, responsabile per le degustazioni della cantina, si è occupato di dare freschezza e ripulire gradevolmente la bocca con la sua equilibrata acidità, accompagnandoci così verso il primo piatto.

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Il coraggio dello chef Sergio arriva a vette altissime proprio nella presentazione della prima portata, dei paccheri con crema di ricotta, porri e gamberi rossi di Mazara. Una ricotta che sa di mare senza però dare alcun fastidio, armoniosa e cremosa al punto giusto, non è cosa da tutti; il gambero crudo è poi il tocco dello chef, a dimostrazione dell’eccellente qualità delle materie prime utilizzate. Piccolo appunto sulla gratinatura al forno dei paccheri che in alcuni casi ne ha causato la bruciatura delle estremità, lasciandoli troppo duri e croccanti. Perfetto invece il vino scelto in abbinamento, il blend di Chardonney e Cataratto “Quattroventi” dal sapore fruttato e avvolgente, in grado di esaltare il gusto di mare dei paccheri.

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Il secondo scelto per la serata è ancora un mix di tradizione e innovazione: il calamaro ripieno di “mollica cunzata” alla siciliana con cubetti di panelle su pesto di agrumi con spuma di ceci è infatti il frutto dell’accostamento di materie prime semplici e note, come il calamaro, gli agrumi e la farina di ceci, unito a preparazioni innovative e per certi versi spregiudicate, come il pesto di arance e limoni e la spuma con l’acqua di cottura dei ceci.
Il calamaro, cotto leggermente più del dovuto secondo manuale (ma cosa apprezzata per gusto personale da chi scrive) aveva nel ricco e saporito ripieno il suo asso nella manica, con i pomodori secchi a farla da padrone; buone anche le panelle, la cui forma cubica non snaturava troppo la consistenza, mentre l’idea del pesto di agrumi, nata per bilanciare con la sua freschezza e acidità la sapidità del pesce, si è scontrata con il risultato finale della realizzazione, vittima di una nota amara troppo preponderante. La spuma di ceci infine diventa un virtuosismo tecnico che però, ai fini del gusto, non influisce sull’equilibrio del piatto. Ancora una volta azzeccata la scelta del vino, un “Note Nere” Syrah del 2014, speziato e dalla giusta sapidità in grado di controbilanciare l’aggressivo ma gustoso ripieno del calamaro.

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Il dolce come sempre chiude la serata: le delizie al limone con granita di fragola e ganache al cioccolato bianco preparate da Elisabetta, moglie di Sergio, stupiscono già dalla forma, decisamente anomala e più simile a tranci di una torta al pan di Spagna rispetto alle tradizionali delizie semisferiche. La consistenza è quasi a metà proprio tra il pan di Spagna e la crema solidificata, un effetto particolare ma dal gusto interessante; ottima la granita di fragole che però, essendo servita sul piattino e con in dotazione solo una forchetta, si è praticamente sciolta subito, confondendosi con la delizia. La ganache abbondava in panna ma comunque era piacevole al palato. In definitiva un buon dolce, penalizzato forse dalla presentazione; l’abbinamento con il passito di Moscato di Noto “Al Hamen” era scelta obbligata e corretta, apprezzata per le sue note al miele da tutti i presenti.

Una bella serata dunque a Lentini che ha già dimostrato il potenziale di Sergio ed Elisa, titolari della Lanterna Bianca. Per loro non è difficile pronosticare un futuro certamente roseo e…saporito!

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Direttore responsabile di Gusto News