Liquirizia, l’oro nero di Calabria

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La liquirizia è un arbusto perenne a base legnosa, originario dell’area mediterranea; essa cresce in modo spontaneo lungo la costa calabrese grazie alla natura del suolo e del clima mite clima.

Vi sono diverse varietà di liquirizia o “radice dolce” (Glycyrrhiza glabra): la più apprezzata è la variante calabrese, la glabra, dal gusto dolce-amaro che si differenzia dalla liquirizia proveniente da altri Paesi, in cui l’incanto del sapore dolce-amaro si perde.

Una curiosità per i non addetti ai lavori: la liquirizia rientra della famiglia delle leguminose ed è caratterizzata da radici lunghe, verticali e penetranti, a cui si affiancano alcuni stoloni, rami lunghi e sottili, ad andamento pressoché orizzontale.

L’80% della produzione nazionale di liquirizia viene trasformata nel cosentino, tra Rossano e Corigliano: un quarto del fabbisogno nazionale di liquirizia, quindi, proviene proprio da quest’area della Calabria.

A partire dal 1715, la liquirizia di cui questa terra è ricca, divenne dunque con i suoi derivati “l’oro nero” di Calabria, grazie al Duca di Corigliano, che ebbe il merito di impiantare la prima fabbrica di lavorazione di queste saporitissime radici, da cui si estrae molto succo.

Siamo agli inizi di quel processo di rivoluzione economica conosciuto come Rivoluzione Industriale. La Calabria nel XVIII secolo fu foriera di innovazione e ben presto divenne emblema di progresso economico.

Nel corso del 1700, altre famiglie nobili e ricche della Piana di Sibari, seguirono l’input dato dal Duca di Corigliano: a Rossano, per primi gli Amarelli nel 1731, poi gli Abenante e i Labonia; a Corigliano, invece, i Castriota-Scanderbeg.

Tra il XIX e il XX secolo l’industria artigianale continuò a svilupparsi, conquistando, grazie alla bontà e alla genuinità del prodotto, i mercati d’Europa e d’America.

Per quanto riguarda la sua lavorazione, i rami di liquirizia vengono sminuzzati in un apposito macchinario. Si ottiene una pasta da cui si estrae il succo tramite prolungata bollitura in grandi caldaie dove il liquido si fa sempre più denso. L’esatta densità viene controllata dal un mastro liquiriziaio.
La liquirizia a questo punto viene lucidata con forti getti di vapore d’acqua.

Il prodotto ottenuto si taglia nelle forme desiderate e si confeziona in eleganti scatolette.

La “Liquirizia di Calabria” DOP è impiegata particolarmente nell’industria dolciaria per la realizzazione di gustose caramelle, pastiglie, bastoncini, sciroppi, tisane e il noto liquore calabrese alla liquirizia.

La liquirizia però è conosciuta da secoli ed è apprezzata per le sue eccezionali proprietà benefiche: essa infatti porta giovamento alle funzioni dell’apparato respiratorio, poiché possiede un principio attivo che riduce gli stimoli della tosse e favorisce l’espettorazione. Può essere un buon rimedio naturale per chi soffre di ipotensione.

Le radici, masticate, favoriscono l’attività digestiva e, in certi casi, possono aiutare i fumatori penitenti che cercano di allontanare l’uso di tabacco.

Roberta Zappalà

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La redazione di Gusto News